Mese: Agosto 2019

Che cos’è il Digital Direct Marketing?

Il Digital Direct Marketing, noto anche come “DDM”, è un tipo di marketing che viene fatto esclusivamente servendosi di strumenti interattivi. Esso può essere utilizzato per integrare o addirittura sostituire le strategie tradizionali di marketing, utili alle aziende per promuoversi sul territorio, come volantini, cartelloni pubblicitari, ecc. I principali canali di direct marketing digitale includono le e-mail e il sito Web.

Mentre la maggior parte di noi ancora riceve ogni settimana una vasta quantità di materiale di marketing cartaceo nelle cassette postali, molti di questi messaggi sono stati sostituiti dalle e-mail. Utilizzando l’email marketing, le aziende possono ridurre drasticamente i loro costi di spedizione, poichè i costi di invio di messaggi di posta elettronica sono essenzialmente gratuiti.

L’email marketing è un grande vantaggio per molte aziende, ma alcune di esse ne abusano. Poiché non costa nulla per inviare messaggi di posta elettronica, è possibile distribuire messaggi non richiesti a grandi liste di destinatari. Tale tipologia di messaggio non desiderato è noto come “spam”. Fortunatamente, i filtri per posta indesiderata hanno contribuito a ridurre fortemente l’impatto di questi messaggi. Molte aziende e organizzazioni offrono anche un’opzione “unsubscribe” nelle loro mail, che consentono agli utenti di rimuovere le mailing list.

Il Web è un altro mezzo fondamentale per il marketing digitale diretto. Sono sempre di più le aziende che hanno scelto di includere nella propria strategia di marketing il canale digitale, optando per la realizzazione di un sito web. Se non sei esperto in materia e vuoi saperne di più sull’argomento, rivolgiti ad un’agenzia di web marketing e scopri come intercettare il pubblico del digitale ed essere raggiungibile da tutto il mondo in pochi e semplici click. Ciò fornisce un vantaggio concreto sulla pubblicità di stampa e televisione, che non può interamente catturare l’interesse di uno spettatore.

Negli ultimi anni, il DDM ha rivoluzionato l’industria di marketing. Utilizzando le comunicazioni digitali, le aziende possono pubblicizzarsi in diversi modi innovativi, mai visti prima. Mentre l’e-mail e il Web rimangono gli strumenti più diffusi per il DDM, il marketing digitale continua ad espandersi anche in altre aree. Non ci resta che tenersi pronti, e scegliere se cavalcare l’onda o lasciarsi travolgere dalla rivoluzione digitale!

Esame di Maturità

Internet è l’ambiente naturale per trovare informazioni e materiale didattico per prepararsi al meglio all’Esame di Stato.

Come ogni anno centinaia di migliaia di studenti sono chiamati alla prova di Maturità. Internet è l’ambiente naturale per trovare informazioni, consigli, ma anche appunti, materiale didattico e risorse per prepararsi al meglio all’Esame di Maturità.

L’Esame di Stato, che si svolge al termine del primo e del secondo ciclo di istruzione, è un traguardo fondamentale del percorso scolastico dello studente ed è finalizzato a valutare le competenze acquisite dagli studenti al termine del ciclo.
Per sostenere l’Esame di Stato lo studente deve essere preventivamente ammesso con una decisione assunta dal consiglio di classe nello scrutinio finale dell’ultima classe del percorso di studi.

L’Esame di Stato, per entrambi i cicli, si articola in più prove scritte e in un colloquio. Le novità dell’esame riguardano tutte le prove: prima, seconda e orali. La prima prova è composta da 7 tracce, gli studenti dovranno sceglierne una. La seconda prova sarà invece multidisciplinare per tutti gli indirizzi di studio che hanno più di una materia caratterizzante.

Agli scritti segue un colloquio orale che sarà avviato dall’estrazione del contenuto di una delle tre buste predisposte preventivamente dalla commissione e scelta dal candidato (non ci sarà più la tesina.)
Durante l’esame orale i candidati dovranno anche presentare la relazione sulle attività condotte durante il percorso di studi, come l’alternanza scuola lavoro, e rispondere alle domande di educazione civica

Anno dopo anno l’attesa si concentra sulle possibili tracce inerenti soprattutto la prima prova scritta: le voci si rincorrono tra innumerevoli fonti, siti specializzati, Forum di ogni generere e la febbre del “Totoema” impazza sul web.
Difficile azzeccare il pronostico, ma in attesa dell’ufficialità delle tracce, ci appelliamo solo a dati statistici elaborati sulla base delle scelte del Ministero degli ultimi 15 anni.

Ecco alcune curiose percentuali:

l’8,5% delle possibili tracce ha riguardato un anniversario che cadeva nell’anno; Solo il 10% delle possibili tracce ha riguardato un tema di stretta attualità. Il restante 80% delle tracce proposte negli ultimi 15 anni non era legata né a un anniversario né a un tema di attualità.

TotoTema 2019

Ma quali potranno essere argomenti ed autori per la prima prova scritta?
Argomenti di attualità forse fin troppo scontati:
– L’immigrazione in Europa
– Rapporti tra USA / Corea
– Europa, Globalizzazione e Brexit
– Mutamenti climatici,
– Internet, Fake news, Privacy, GDPR

Per quanto riguarda gli autori, seguendo la logica degli anniversari potremo puntare su Alfieri (270 anni dalla nascita) o Lorenzo il Magnifico (570 anni dalla nascita) su Primo Levi (100 anni dalla nascita), Salvatore Quasimodo (50 anni dalla morte).

Seguendo la logica degli anniversari nell’attualità segnaliamo anche:
– 100 anni dalla morte di Roosevelt, ventiseiesimo presidente degli Stati Uniti.
– 150 anni dalla nascita di Gandhi
– 70 anni dalla nascita della Nato
– 90 anni dalla nascita del Vaticano e Patti Lateranensi del 1929.
– 80 anni dalla nascita di Giovanni Falcone, magistrato italiano vittima della mafia.
– 30 anni dalla protesta di Piazza Tienanmen

chissà…

Ma la prima prova è solo l’inizio! Ed allora basta ipotesi, e spazio a notizie, informazioni, siti e risorse utili a tutti gli studenti ed in particolare ai Maturandi.

Protezione dei dati, la valutazione di impatto: cosa fare?

Lo scorso 31 maggio, con una Circolare del DPO del Ministero della Giustizia, il Governo italiano è intervenuto su uno dei più delicati adempimenti introdotti dal Regolamento UE n.679/2016: la Valutazione di impatto sulla protezione dei dati. L’ha fatto fornendo le istruzioni operative e la modulistica necessarie e facendo un po’ di chiarezza su di un tema di non facilissima interpretazione.

Tra i principali obiettivi del Regolamento Europeo sulla Privacy, vi è infatti la dimostrabilità delle operazioni di trattamento effettuate dalle aziende (quella che, in inglese, viene chiamata “accountability”), ad indicare l’obbligo che i titolari d’impresa hanno di conoscere tutte le operazioni compiute e di analizzare e definire i flussi normativi, i soggetti coinvolti e le regole per una corretta gestione e conservazione dei dati sensibili.

I titolari d’azienda, dunque, devono predisporre misure preventive volte ad evitare la perdita di dati o la fuga di informazioni, non solo per tutelare i soggetti coinvolti, ma anche per evitare di incorrere in pesanti sanzioni.

La Valutazione di impatto sulla protezione dei dati (o PIA, dall’inglese “Privacy Impact Assessment”) è il principale strumento per conoscere a fondo i processi di trattamento dei dati: in base a quanto stabilito dal Regolamento Europeo sulla Privacy, il titolare d’azienda è tenuto ad effettuare una preliminare valutazione di impatto privacy, precedentemente al trattamento dei dati.

Cosa deve contenere la valutazione?
Quantomeno, una descrizione sistematica dei trattamenti previsti e delle finalità del trattamento (compreso, ove applicabile, l’interesse legittimo perseguito dal titolare del trattamento), una valutazione dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati; le misure previste per affrontare tali rischi, inclusi le garanzie, le misure di sicurezza e i meccanismi adottati per garantire la protezione dei dati personali e dimostrare la conformità al nuovo Regolamento, tenuto conto dei diritti e degli interessi legittimi degli interessati e delle altre persone in questione.

Al di là della sua obbligatorietà, la valutazione dei rischi ha peraltro tutta una serie di benefici per l’azienda e per il titolare: l’impostazione e lo sviluppo di una valutazione di impatto sulla protezione dei dati, permette di identificare e gestire i rischi che il trattamento può comportare, di prevenire la possibilità che alcuni problemi (anche gravi), vengano poi scoperti in una fase avanzata del trattamento, di introdurre anticipatamente appropriate misure di controllo e di rafforzare il livello di affidabilità legato all’immagine stessa dell’azienda.

Ora, la Circolare emanata dal Ministero della Giustizia entra nel dettaglio, e spiega come – dal punto di vista pratico -, la valutazione di impatto sulla protezione dei dati debba essere effettuata.

Si tratta, dunque, di un’applicazione piena e concreta del principio di accountability, e spiega come il Responsabile della Protezione dei Dati (in inglese, il Data Protection Officer, abbreviato in DPO) e, quindi, il soggetto designato dal titolare o dal responsabile del trattamento per assolvere a funzioni di supporto e controllo, consultive, formative e informative relativamente all’applicazione del GDPR, debba far presente a tutte le articolazioni ministeriali le caratteristiche della valutazione di impatto sulla protezione dei dati e quando questa vada condotta.

La Circolare, inoltre, chiarisce il ruolo del Responsabile della Protezione dei Dati nel compimento di tale adempimento, andando ad individuare due diversi casi: il titolare è incerto circa la necessità della Valutazione (che in inglese viene chiamata “data protection impact assesment”, DPIA) e dunque chiede il consulto del DPO; il titolare è già convinto che la Valutazione sia necessaria e richiede il parere previsto dagli articoli 35 – 39 del GDPR.

Per la verità, in quest’ultimo caso, il DPO non deve sottoporsi al giudizio del titolare e può anzi stabilire che, nello specifico caso, non sia necessaria la DPIA (o che lo sia ma per motivazioni diverse da quelle individuate dal titolare).

Infine, la Circolare è utile anche dal punto di vista pratico: fornisce, infatti, la modulistica con riferimento alla richiesta di parere al DPO, ma anche con riferimento all’effettiva formalizzazione della valutazione di impatto sulla protezione dei dati, con indicazione delle diverse fasi che la contraddistinguono.

Ma quando la Valutazione di impatto sulla protezione dei dati è necessaria ?

Per capirlo, bisogna leggere l’articolo 35 del GDPR, che stabilisce la sua obbligatorietà nei seguenti casi:

una valutazione sistematica e globale di aspetti personali relativi a persone fisiche, basata su un trattamento automatizzato, compresa la profilazione, e sulla quale si fondano decisioni che hanno effetti giuridici o incidono in modo analogo significativamente su dette persone fisiche;

il trattamento, su larga scala, di categorie particolari di dati personali di cui all’articolo 9, paragrafo 1, o di dati relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10;

la sorveglianza sistematica su larga scala di una zona accessibile al pubblico.