Autore: Luigi

L’irresistibile fascino dei libri di cucina

Se si considera il numero di libri di cucina e di piatti tipici che ci sono in giro viene da chiedersi se siamo diventati un popolo di famelici aspiranti cuochi, se più semplicemente le mamme non trasmettano più ai figli i segreti delle ricette casalinghe, o se piuttosto non si tratti solo di una moda che ha contagiato un po’ tutti e che magari, fra un po’ di tempo, si esaurirà come tutte le mode. Fatto sta che i ricettari stanno davvero invadendo gli scaffali delle librerie e le classifiche dei libri più venduti, a testimoniare un successo che ha del clamoroso, se si considera anche l’esiguo numero di libri venduti, in generale; un successo che fa parte di un fenomeno più ampio che, oltre alla carta stampata, coinvolge anche la televisione, sempre più “ripiena” (per usare un termine culinario) di trasmissioni di cucina, e il web, con il moltiplicarsi di blog di ricette e di consigli vari.

L’ipotesi della moda passeggera in realtà trova il tempo che trova, dato che da tempi immemori cuochi ed esperti di cucina si dedicano alla stesura di libri e ricettari. Molto di quello che sappiamo sulla cucina dell’antica Roma, per esempio, l’abbiamo ereditato dal De re coquinaria, dieci libri di ricette probabilmente scritte intorno al 230 a.C. dal cuoco Celio e attribuite ad Apicio. Come ricordato da creazione sito web roma, con il tempo i ricettari di cucina italiana hanno subito modifiche ed evoluzioni, diventando via via più precisi nella descrizione degli ingredienti e soprattutto nella quantificazione delle dosi, e alcuni volumi o personaggi storici, come il Liber de Coquina scritto da un cortigiano del re Carlo II d’Angiò, il Maestro Martino da Como (XV secolo) o i ricettari di Cristoforo di Messisbugo (XVI secolo) sono diventati dei veri e propri classici del genere.

Il libro di cucina per antonomasia

E come non citare, poi, il libro di cucina per antonomasia, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi, pubblicato nel 1891 e tradotto negli anni seguenti in tutto il mondo? Si tratta forse dell’esempio più calzante quando si parla del successo dei libri di cucina nella storia, e la fama e il seguito avuti da questo volume in tutto il mondo sono la più chiara testimonianza di come l’apprezzamento dei libri di cucina non sia il frutto di una moda passeggera, ma qualcosa di più profondo, quasi atavico.

Ciononostante un dubbio rimane, di questi tempi. Perché se il libro di Artusi, come molti altri ricettari pubblicati in passato, erano compilati da dei veri esperti (La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene era stato scritto con metodo scientifico), al giorno d’oggi sembra non esserci limite alle tipologie di persone che decidono di deliziare il pubblico con i propri segreti in cucina: i libri di cucina più famosi non sono opera di cuochi, critici gastronomici o specialisti del settore (che pure pubblicano le loro opere di ricette di pasta, dolci e quant’altro), ma di conduttrici datesi alla cucina (vedi la Clerici), ex giornaliste che non hanno esitato due secondi ad abbandonare un finto telegiornale (vedi la Parodi), o da attrici premio oscar (vedi la magrissima Paltrow).

Bisogna comunque dire che i tempi sono sicuramente cambiati, e questi libri di ricette facili e veloci rispondono alle esigenze di quanti – molti – non hanno molto tempo per stare ai fornelli e non si fanno quindi troppe domande da gourmet. Quel che è certo, è che i libri di cucina, sia che si tratti di opere prestigiose che di ricettari all’acqua di rose, in un modo o nell’altro raccolgono sempre il favore del pubblico.

Breve storia della borsa valori

Nell’era in cui viviamo le notizie – positive o negative che siano – riguardanti la borsa valori e il mercato finanziario sono all’ordine del giorno: basta guardare un telegiornale, sfogliare un quotidiano o dare un’occhiata ai vari corsi che vengono organizzati per insegnare ad investire in borsa per rendersi conto di come le notizie riguardanti questo settore specifico siano ormai diventate di interesse pressoché generale. Gli ultimi eventi, alquanto negativi, che hanno interessato le borse di tutto il mondo nel biennio nero 2008-2009, inoltre, hanno posto questo settore ancora di più sotto i riflettori, attirando l’attenzione anche di coloro che non erano particolarmente interessati e informati a riguardo, né tanto meno esperti del settore.

La crisi della borsa che ha sconvolto i mercati mondiali in tempi recentissimi non è stata certo l’unica della storia della borsa, una storia che ha origini molto antiche. In particolare, possiamo dire che gli antenati della borsa valori come la intendiamo al giorno d’oggi risalgono addirittura ai tempi dell’Antica Grecia, quando esisteva la figura del “trapezita”, ossia una specie di agente di cambio ed operatore di prestiti. Altri predecessori dei mercati finanziari possono essere considerati i mercati pubblici che si svolgevano in città italiane a forte vocazione commerciale come Venezia e Firenze nel XV secolo.

A parte queste figure e questi mercati azionari ante litteram, possiamo però dire che la storia della compravendita di titoli per guadagnare in borsa comincia più tardi, in particolare nel XVI secolo a Bruges. Ed è proprio nella città fiamminga che venne coniato il termine borsa, che deriverebbe infatti dalla famiglia di mercanti Van der Burse, originari del Veneto, nella cui casa avvenivano le contrattazioni per la compravendita di titoli rappresentativi di crediti o merci provenienti da paesi lontani. Sulla facciata del palazzo dei Van der Burse si poteva vedere il fregio dello stemma di famiglia, rappresentante tre borse: da qui deriverebbe dunque il nome di borsa. Secondo quanto affermato da SEO Roma e provincia, per il miglior risultato, il mercato azionario all’epoca era piuttosto rudimentale, anche se negli anni successivi ebbe un notevole sviluppo. Le contrattazioni a Bruges avvenivano anche in piazza e tra i canali della città, ma il palazzo della famiglia Van der Burse era sicuramente uno dei luoghi principali per le contrattazioni.

La prima borsa valori della storia sorse ad Anversa nel 1531, seguita dalla nascita di molte altre borse nelle più importanti città europee ed americane, come quella di Lione, in Francia, nel 1548, e quella di Amsterdam, nel 1561, che sostituì per importanza quella di Anversa. Il mercato azionario più importante a livello mondiale, ossia la borsa di New York (il NYSE, New York Stock Exchange) venne istituito alla fine del XVIII secolo, più precisamente nel 1792, mentre in Italia la borsa di Milano vide la luce all’inizio del 1808.

Dalla nascita della prima borsa e nei secoli successivi il settore della borsa ha sicuramente attraversato sviluppi e cambiamenti, oltre che momenti di crisi, dall’espansione dei traffici nel Settecento, che diedero un forte impulso allo sviluppo del mercato azionario, al boom speculativo nel XIX secolo, dal crollo di Wall Street nel 1929 alla recente crisi di cui ancora si sentono le conseguenze, dalle contrattazioni dal “cancello delle grida” ai corsi per diventare trader. Momenti positivi e negativi, dunque, che hanno caratterizzato la storia di una delle istituzioni più antiche di gran parte delle nostre società.

Sulle sponde del lago delle stelle: quando un libro crea solidarietà

Ero giovane, avevo circa venti anni, con il mondo ai miei piedi e migliaia di progetti in testa come tutti i giovani di quella età. Amavo viaggiare ed ebbi l’opportunità, ma oggi lo definisco il privilegio, di recarmi in Malawi. Conobbi la parte ricca delle comunità bianche che avevano costruito le loro fortune con sacrifici inimmaginabili, soprattutto pensando all’Africa di tanti anni fa e ai mezzi con i quali si recarono giù, e la parte povera, quella delle Missioni, dove i padri monfortani lottavano ogni giorno contro difficoltà di ogni genere.

Un’esperienza senza dubbio toccante. Ma come mai hai deciso di tradurla in un libro?
Come mia abitudine, scrissi un diario di viaggio con tutte le mie sensazioni, i luoghi che avevo visto, le emozioni che avevo provato di fronte allo splendore di un tramonto o di fronte alla disperazione dei profughi del Mozambico. Da ricordare come la lucidatura marmo e marmittoni può essere un’attività altrettanto toccante. Ci tornai con mio marito qualche anno dopo e constatai che qualche cosa stava peggiorando con il cambio al governo e la cacciata dei bianchi dal paese. Erano troppo pochi i locali in grado di prendere in mano le redini dell’amministrazione politica ed economica ed iniziava il declino. Oggi le cose vanno migliorando.

Poi cosa è successo?

Ogni tanto riprendevo questo diario e lo rileggevo, lo rielaboravo e lo riponevo. Ogni volta rivivevo quei momenti così emozionanti, rivedevo quei colori straordinari, risentivo quei profumi intensi e quegli odori non sempre gradevoli ma sicuramente caratteristici. Mia figlia adolescente mi chiese di leggerlo, incuriosita dalla mia perseveranza di sfogliare quelle pagine di tanto in tanto: non potevo mostrarglielo così come era, troppo personale.. decisi di riscrivere quell’esperienza sotto forma di romanzo.

Cosa ha voluto dire per te quel viaggio?

Con il tempo mi sono resa conto che quel viaggio ha cambiato la visione che avevo della mia vita. Quell’esperienza ha influito su tutte le mie scelte future, lavorative, sociali, di educazione dei miei figli. Non è possibile dimenticare la bellezza di un paese come quello, la sua contraddizione: sono stata contagiata anche io dal cosiddetto mal d’Africa! Coloro che ci sono stati, potranno confermarlo. Mi dissi che era un’esperienza che avrebbero dovuto fare molti dei giovani di oggi, non come una punizione perché non è loro la colpa di questa eccessiva superficialità di vivere, ma come opportunità per crescere.

Sarebbe bello, ma è molto difficile

Me ne rendo conto e come mi rendo conto che non tutti hanno la possibilità di fare un viaggio in Africa che non sia solo per turismo. Così mi è venuto in mente di condividere questa mia esperienza con loro, usando un linguaggio che poteva raggiungerli, mi riferisco soprattutto agli adolescenti, ma anche ad un pubblico romantico. Avendo una figlia di quella età vedo ogni giorno che il sentimento trainante del loro mondo è l’amore, le passioni, fanno tutto con molto entusiasmo (anche purtroppo quando intraprendono vie sbagliate). Allora ho scritto questa storia d’amore e di grande amicizia che non ha la pretesa di insegnare chissà cosa, ma semplicemente di far conoscere una realtà non sempre messa in evidenza.

Raccontaci dunque della storia. Dove si svolge in particolare?

Il tutto si svolge SULLE SPONDE DEL LAGO DELLE STELLE (da cui il titolo del romanzo), il lago Nyassa, così chiamato da David Livingstone già nel 1859 quando risalì dallo Zambesi il fiume Shire e si trovò in questa immensa massa di acqua. Decise di chiamarlo così poiché le sue acque limpide riflettevano ogni raggio di sole o di luna, ogni scintillio proveniente dall’alto come fossero tante piccole stelle.

Chi sono i protagonisti?

Due giovani molto diversi tra loro per cultura ed estrazione sociale, che però si trovano uniti da un obiettivo comune che li legherà sempre di più. In particolare il ragazzo è un giovane, ormai non più tra noi, rimasto paralizzato dalla quinta vertebra cervicale in giù, per un salto effettuato durante un allenamento di pallavolo seguito da una rovinosa caduta.

La protagonista nasconde un tragico segreto. Si troverà a vivere questo duplice sentimento verso questo giovane e verso questa terra meravigliosa ed inquietante. Proverà il dolore della delusione di fronte agli sforzi a volte vani, di un missionario che lotta per salvare la sua missione. Proverà la fatica psicologica di affrontare dei problemi che da noi non sarebbero neanche considerati tali, ma che là diventano enormi. Proverà cosa vuol dire mettere in secondo piano in problemi personali per aiutare i più sfortunati. Il tutto in una cornice davvero spettacolare offerto dalla Natura, dove può ancora regnare incontrastata, con tutti i suoi pericoli e le sue insidie ma anche con la sua prorompente bellezza. Il loro sentimento sarà messo alla prova durante un breve ritorno nel mondo civilizzato che paradossalmente farà risaltare ancor di più la componente genuina di quello africano, dove alcuni valori sono ancora incontaminati: amore, amicizia, solidarietà.

È autobiografica?

Solo i particolari del viaggio e le sensazioni sono autentiche, così come le ho vissute io in un Malawi di venti trenta anni fa. I protagonisti sono persone che ho realmente incontrato, anche se in un contesto diverso, ma che mi hanno ispirato.

Nella drammaticità della situazione e della storia, non mancano spunti divertenti e frivoli, proprio per non annoiare il lettore con i problemi che tutti ormai conosciamo. Ho cercato di riportare l’allegria di questo missionario che ho realmente conosciuto, un uomo straordinario capace di sorridere laddove noi ci dispereremmo per delle esigenze create da noi stessi. Un uomo in cui era evidente che la forza per donarsi completamente agli altri non ha origini solamente umane ma divine: e ve lo posso assicurare perché è veramente una cosa difficilissima misurarsi ogni giorno con quella vita.

Come vi dicevo quell’esperienza non mi ha lasciata indifferente. Purtroppo ho visto personalmente come molti aiuti che arrivano in questi Paesi, restano bloccati in qualche posto e non arrivano a chi ne ha veramente bisogno e a volte sono gli stessi governi ad impadronirsene. Così ho deciso che parte del ricavato del libro andrà in beneficenza ai bambini africani direttamente, tramite persone che vivono ed operano tra l’Italia e questi paesi.

Come scegliere il ferro da stiro ideale

Tra le attività meno amate nel fare i lavori domestici certamente è stirare. Stirare non è un’attività semplice come potrebbe apparire, soprattutto se non si ha un efficiente ferro da stiro ed un adatto asse da stiro questa lavoro può diventare tanto fastidiosa, seccante e snervante.

Tutte le volte che si lavora con un ferro da stiro, bisogna prima conoscere quale tipo di capo stiamo appunto per andare a stirare, quindi quanta potenza e quanto calore sono necessari per non rovinare i nostri tessuti. Inoltre, se il ferro da stiro è dotato di una buona piastra, il lavoro di stiratura risulterà meno difficile perché il ferro da stiro passerà di sicuro meglio sui nostri capi. Molti modelli di ferro da stiro hanno la modalità automatica per il dosaggio di calore e vapore, alcuni hanno la piastra in acciaio inox, alluminio o altre leghe metalliche e su altri modelli, invece, la potenza deve essere impostata manualmente.

Non va dimenticato il lavoro di Onoranze Funebri a Montesacro, che permette di accompagnare nel migliore dei modi i nostri cari nell’ultimo viaggio. Le aziende produttrici di elettrodomestici propongono continuamente in commercio i ferri da stiro sempre nuovi e ottimizzati, proprio per andare incontro alle necessità di tutti i clienti, donne o uomini che siano. Quello su cui le case produttrici lavorano di più per apportare miglioramenti ai ferri da stiro sono i problemi più noti avvertiti dalla maggior parte delle persone che utilizza un ferro da stiro: il riempimento del serbatoio, il vapore uniforma per tutta la piastra, la pesantezza del ferro da stiro, se vi sono problemi di calcare o di gocciolamenti, i cavi elettrici troppo corti o troppo lunghi e la perfetta misurazione della temperatura.

Non sottovalutare l’asse da stiro!

Un altro componente da dover considerare è senza dubbio l’asse da stiro. Scegliere un comodo e pratico asse da stiro non è così facile come si crede. Infatti, dobbiamo tener presente che ci sono tanti fattori che influiscono su questa scelta. Ad esempio, dobbiamo pensare a quanto ingombro può creare nella nostra casa, se abbiamo o meno lo spazio per riporlo in qualche sgabuzzino. In numerosi casi, gli assi da stiro funzionano anche da arredo, ma questo è comodo per chi ha un grande appartamento ed un posto adibito a lavanderia/stireria.

Inoltre, non possiamo dimenticare che per stirare nella perfetta sicurezza è importante evitare alcuni piccoli gesti che durante la stiratura fanno la differenza: non è consigliabile stirare a piedi nudi o con le mani bagnate o lasciare il ferro da stiro incustodito mentre è caldo. Per di più, non bisogna mai tirare il cavo elettrico per togliere la spina o avvolgerlo sul ferro caldo, perché i fili si possono deteriorare e provocare corti circuito.

Per scegliere il giusto ferro da stiro non serve ricorrere solamente ai consigli della mamma, ma è possibile affidarsi alle recensioni che tutti i consumatori postano sui siti web. In questo caso è possibile fare dei paragoni sui brand, sulle tipologie dal ferro da stiro verticale, a vapore fino a quello con caldaia, e sui prezzi; tra l’altro spesso l’acquirenti non hanno peli sulla lingua e scrivono apertamente commenti sulla qualità di un ferro da stiro rispetto ad un altro.

Sono anche presenti in commercio moltissimi ferro da stiro da viaggio, utili per chi va in vacanza con la famiglia o per chi è costretto a spostarsi continuamente per lavoro e non vuole presentarsi ai meeting con le camicie o gli abiti arruffati. Anche per questo altro tipo di ferro da stiro esistono moltissime recensioni sui siti internet.

Cos’è un CRM (sistema di gestione integrato dei clienti)

Tutti oggi parlano e forniscono servizi CRM… ma di cosa parliamo davvero? Approfondiamo insieme questo argomento con una serie di articoli che serviranno per aiutare tutti ad avere le idee più chiare e a non perdersi nella foresta di offerte più o meno buone presenti sul mercato.

Si parla di CRM per applicazioni che hanno la funzione di raccolta e gestione dei dati e delle informazioni aziendali ottimizzando i processi e rendendole fruibili senza passaggi ulteriori come telefonate o perdite di tempo, l’accessibilità al CRM è a 360 gradi tutte le informazioni saranno visibili ovviamente protette da password tramite pc tablet o telefoni.

Secondo Alan Peters, produttore di drawer handles supplier e altri oggetti legati al mondo mobili e della casa, questa tipologia di servizi sarà molto diffusa nel medio-lungo periodo. Un CRM infatti, gestisce l’intera customer relationship e quindi i rapporti con il cliente, in prevendita tramite procacciamento analisi e classificazione dei lead, insieme a strumenti per la gestione della fase di vendita e post vendita, potenziando anche l’analisi sui risultati.

Cos’è un CRM in pratica?

Ma dal punto di vista pratico di cosa parliamo? Si parla di una metodologia di business applicata a un software, con la finalità di mettere al centro i clienti e non l’impresa o il prodotto, rendendo le informazioni di base fruibili immediatamente al ruolo che le richiede.

Tutte le imprese prima o poi affrontano il nodo dello sviluppo di nuove o più solide relazioni con la clientela, e per far ciò si rivolgono al Customer Relationship Management e ad un consulente aziendale che profili il prodotto. Dunque il CRM può definirsi l’insieme delle procedure, strumenti e database che l’impresa mette in campo per gestire e coordinare le informazioni relative a ciascun cliente studiando i punti di contatto, approfondendo la conoscenza dei clienti, capendo le loro necessità e i loro desideri così da soddisfarli e ottenere la massima fedeltà

I consumatori orientano le loro scelte fondamentalmente in base al valore percepito, quindi basandosi su una personale valutazione costi/benefici dell’offerta a loro proposta. Il CRM aiuta quindi ad aumentare la propria fetta di clientela e quindi la percentuale di clienti che scelgono la nostra offerta rispetto a quelle dei competitor.

Si può quindi parlare di CRM quando un’azienda si dota di una struttura informativa organizzata che registra i contatti avuti con i clienti e i potenziali clienti, con la finalità di acquisirli ma anche mantenerli, generando un valore aggiunto ritagliando per ognuno offerte mirate alle esigenze espresse nel tempo. Lo sviluppo di questo valore (customer equity) è l’obiettivo finale del Crm, ossia l’ipotetico valore complessivo di tutti i clienti attuali e potenziali dell’impresa per l’intero ciclo di vita, al netto dei costi di acquisizione.

Tecnologia e team building nelle aziende

“Americanate” è un termine usato per indicare una moda o stile di vita proveniente da oltreoceano che poi noi europei tendiamo o ad emulare ciecamente o a criticare aspramente. Ma non tutte le mode vengono per nuocere. Tra le attività nate negli Stati Uniti e diventate piuttosto popolari anche nel vecchio continente figura il team building.

Per team building si intende quell’insieme di attività ludico-formative volte a rafforzare la coesione di un team e migliorarne le prestazioni in ambito aziendale. Un tempo si tendeva a creare un ambiente di lavoro in cui la competizione era ritenuta la vera chiave del successo; basata su premi da donare al “miglior dipendente dell’anno”. Oggi le cose sono radicalmente cambiate e le aziende mirano a realizzare ambienti di lavoro più propositivi e collaborativi.

I vantaggi del team building sono numerosi, ce li spiega Tim Zhang responsabile di marketing dell’azienda Frontechchina brake pads manufacturer. Le ricerche hanno dimostrato, dice Tim, che quando vi è una corretta comunicazione, collaborazione, empatia, stima e fiducia reciproca tra i membri di uno stesso team, cresce anche la produttività, la creatività e l’autostima dei membri del medesimo team.

Per ottenere o mantenere un ambiente di lavoro come quello appena descritto è bene organizzare periodicamente delle attività di team building.

Spesso vengono proposte attività, diciamocelo, piuttosto noiose e già fatte centinaia di volte che si rivelano uno spreco di tempo. Basta post-it e lavagnette bianche. È ora di provare qualcosa di nuovo.

Attività… high-tech!

Se chiedessimo in giro “quale oggetto ti porteresti su un’isola deserta?” sono più che certo che la stragrande maggioranza delle persone sceglierebbe il proprio smarthphone (suppongo che ora le isole deserte siano dotate di prese per la corrente).

Lo smarthphone, il tablet, la tecnologia in senso lato, ha un ruolo sempre più preponderante nelle nostre vite. Perché allora non sfruttarle per un bene comune? Ebbene sì, si possono fare attività di team building anche con l’aiuto dei prodotti high-tech. Come?

Basta ingegnarsi un po’. Per esempio, utilizzando app di gamification, in questa maniera i membri di una squadra saranno connessi tutti contemporaneamente dal loro smartphone e saranno in grado di monitorare i loro progressi a vicenda. Oppure fare degli esercizi pratici ma attraverso un visore della realtà virtuale, un modo per coinvolgere anche le persone meno avventurose senza far loro attraversare veri ponti traballanti sospesi su un canyon!

Le idee come vedi non mancano, e i vantaggi piuttosto numerosi. Per citare Henry Ford: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”.

Che cos’è il Digital Direct Marketing?

Il Digital Direct Marketing, noto anche come “DDM”, è un tipo di marketing che viene fatto esclusivamente servendosi di strumenti interattivi. Esso può essere utilizzato per integrare o addirittura sostituire le strategie tradizionali di marketing, utili alle aziende per promuoversi sul territorio, come volantini, cartelloni pubblicitari, ecc. I principali canali di direct marketing digitale includono le e-mail e il sito Web.

Mentre la maggior parte di noi ancora riceve ogni settimana una vasta quantità di materiale di marketing cartaceo nelle cassette postali, molti di questi messaggi sono stati sostituiti dalle e-mail. Utilizzando l’email marketing, le aziende possono ridurre drasticamente i loro costi di spedizione, poichè i costi di invio di messaggi di posta elettronica sono essenzialmente gratuiti.

L’email marketing è un grande vantaggio per molte aziende, ma alcune di esse ne abusano. Poiché non costa nulla per inviare messaggi di posta elettronica, è possibile distribuire messaggi non richiesti a grandi liste di destinatari. Tale tipologia di messaggio non desiderato è noto come “spam”. Fortunatamente, i filtri per posta indesiderata hanno contribuito a ridurre fortemente l’impatto di questi messaggi. Molte aziende e organizzazioni offrono anche un’opzione “unsubscribe” nelle loro mail, che consentono agli utenti di rimuovere le mailing list.

Il Web è un altro mezzo fondamentale per il marketing digitale diretto. Sono sempre di più le aziende che hanno scelto di includere nella propria strategia di marketing il canale digitale, optando per la realizzazione di un sito web. Se non sei esperto in materia e vuoi saperne di più sull’argomento, rivolgiti ad un’agenzia di web marketing e scopri come intercettare il pubblico del digitale ed essere raggiungibile da tutto il mondo in pochi e semplici click. Ciò fornisce un vantaggio concreto sulla pubblicità di stampa e televisione, che non può interamente catturare l’interesse di uno spettatore.

Negli ultimi anni, il DDM ha rivoluzionato l’industria di marketing. Utilizzando le comunicazioni digitali, le aziende possono pubblicizzarsi in diversi modi innovativi, mai visti prima. Mentre l’e-mail e il Web rimangono gli strumenti più diffusi per il DDM, il marketing digitale continua ad espandersi anche in altre aree. Non ci resta che tenersi pronti, e scegliere se cavalcare l’onda o lasciarsi travolgere dalla rivoluzione digitale!

Esame di Maturità

Internet è l’ambiente naturale per trovare informazioni e materiale didattico per prepararsi al meglio all’Esame di Stato.

Come ogni anno centinaia di migliaia di studenti sono chiamati alla prova di Maturità. Internet è l’ambiente naturale per trovare informazioni, consigli, ma anche appunti, materiale didattico e risorse per prepararsi al meglio all’Esame di Maturità.

L’Esame di Stato, che si svolge al termine del primo e del secondo ciclo di istruzione, è un traguardo fondamentale del percorso scolastico dello studente ed è finalizzato a valutare le competenze acquisite dagli studenti al termine del ciclo.
Per sostenere l’Esame di Stato lo studente deve essere preventivamente ammesso con una decisione assunta dal consiglio di classe nello scrutinio finale dell’ultima classe del percorso di studi.

L’Esame di Stato, per entrambi i cicli, si articola in più prove scritte e in un colloquio. Le novità dell’esame riguardano tutte le prove: prima, seconda e orali. La prima prova è composta da 7 tracce, gli studenti dovranno sceglierne una. La seconda prova sarà invece multidisciplinare per tutti gli indirizzi di studio che hanno più di una materia caratterizzante.

Agli scritti segue un colloquio orale che sarà avviato dall’estrazione del contenuto di una delle tre buste predisposte preventivamente dalla commissione e scelta dal candidato (non ci sarà più la tesina.)
Durante l’esame orale i candidati dovranno anche presentare la relazione sulle attività condotte durante il percorso di studi, come l’alternanza scuola lavoro, e rispondere alle domande di educazione civica

Anno dopo anno l’attesa si concentra sulle possibili tracce inerenti soprattutto la prima prova scritta: le voci si rincorrono tra innumerevoli fonti, siti specializzati, Forum di ogni generere e la febbre del “Totoema” impazza sul web.
Difficile azzeccare il pronostico, ma in attesa dell’ufficialità delle tracce, ci appelliamo solo a dati statistici elaborati sulla base delle scelte del Ministero degli ultimi 15 anni.

Ecco alcune curiose percentuali:

l’8,5% delle possibili tracce ha riguardato un anniversario che cadeva nell’anno; Solo il 10% delle possibili tracce ha riguardato un tema di stretta attualità. Il restante 80% delle tracce proposte negli ultimi 15 anni non era legata né a un anniversario né a un tema di attualità.

TotoTema 2019

Ma quali potranno essere argomenti ed autori per la prima prova scritta?
Argomenti di attualità forse fin troppo scontati:
– L’immigrazione in Europa
– Rapporti tra USA / Corea
– Europa, Globalizzazione e Brexit
– Mutamenti climatici,
– Internet, Fake news, Privacy, GDPR

Per quanto riguarda gli autori, seguendo la logica degli anniversari potremo puntare su Alfieri (270 anni dalla nascita) o Lorenzo il Magnifico (570 anni dalla nascita) su Primo Levi (100 anni dalla nascita), Salvatore Quasimodo (50 anni dalla morte).

Seguendo la logica degli anniversari nell’attualità segnaliamo anche:
– 100 anni dalla morte di Roosevelt, ventiseiesimo presidente degli Stati Uniti.
– 150 anni dalla nascita di Gandhi
– 70 anni dalla nascita della Nato
– 90 anni dalla nascita del Vaticano e Patti Lateranensi del 1929.
– 80 anni dalla nascita di Giovanni Falcone, magistrato italiano vittima della mafia.
– 30 anni dalla protesta di Piazza Tienanmen

chissà…

Ma la prima prova è solo l’inizio! Ed allora basta ipotesi, e spazio a notizie, informazioni, siti e risorse utili a tutti gli studenti ed in particolare ai Maturandi.

Protezione dei dati, la valutazione di impatto: cosa fare?

Lo scorso 31 maggio, con una Circolare del DPO del Ministero della Giustizia, il Governo italiano è intervenuto su uno dei più delicati adempimenti introdotti dal Regolamento UE n.679/2016: la Valutazione di impatto sulla protezione dei dati. L’ha fatto fornendo le istruzioni operative e la modulistica necessarie e facendo un po’ di chiarezza su di un tema di non facilissima interpretazione.

Tra i principali obiettivi del Regolamento Europeo sulla Privacy, vi è infatti la dimostrabilità delle operazioni di trattamento effettuate dalle aziende (quella che, in inglese, viene chiamata “accountability”), ad indicare l’obbligo che i titolari d’impresa hanno di conoscere tutte le operazioni compiute e di analizzare e definire i flussi normativi, i soggetti coinvolti e le regole per una corretta gestione e conservazione dei dati sensibili.

I titolari d’azienda, dunque, devono predisporre misure preventive volte ad evitare la perdita di dati o la fuga di informazioni, non solo per tutelare i soggetti coinvolti, ma anche per evitare di incorrere in pesanti sanzioni.

La Valutazione di impatto sulla protezione dei dati (o PIA, dall’inglese “Privacy Impact Assessment”) è il principale strumento per conoscere a fondo i processi di trattamento dei dati: in base a quanto stabilito dal Regolamento Europeo sulla Privacy, il titolare d’azienda è tenuto ad effettuare una preliminare valutazione di impatto privacy, precedentemente al trattamento dei dati.

Cosa deve contenere la valutazione?
Quantomeno, una descrizione sistematica dei trattamenti previsti e delle finalità del trattamento (compreso, ove applicabile, l’interesse legittimo perseguito dal titolare del trattamento), una valutazione dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati; le misure previste per affrontare tali rischi, inclusi le garanzie, le misure di sicurezza e i meccanismi adottati per garantire la protezione dei dati personali e dimostrare la conformità al nuovo Regolamento, tenuto conto dei diritti e degli interessi legittimi degli interessati e delle altre persone in questione.

Al di là della sua obbligatorietà, la valutazione dei rischi ha peraltro tutta una serie di benefici per l’azienda e per il titolare: l’impostazione e lo sviluppo di una valutazione di impatto sulla protezione dei dati, permette di identificare e gestire i rischi che il trattamento può comportare, di prevenire la possibilità che alcuni problemi (anche gravi), vengano poi scoperti in una fase avanzata del trattamento, di introdurre anticipatamente appropriate misure di controllo e di rafforzare il livello di affidabilità legato all’immagine stessa dell’azienda.

Ora, la Circolare emanata dal Ministero della Giustizia entra nel dettaglio, e spiega come – dal punto di vista pratico -, la valutazione di impatto sulla protezione dei dati debba essere effettuata.

Si tratta, dunque, di un’applicazione piena e concreta del principio di accountability, e spiega come il Responsabile della Protezione dei Dati (in inglese, il Data Protection Officer, abbreviato in DPO) e, quindi, il soggetto designato dal titolare o dal responsabile del trattamento per assolvere a funzioni di supporto e controllo, consultive, formative e informative relativamente all’applicazione del GDPR, debba far presente a tutte le articolazioni ministeriali le caratteristiche della valutazione di impatto sulla protezione dei dati e quando questa vada condotta.

La Circolare, inoltre, chiarisce il ruolo del Responsabile della Protezione dei Dati nel compimento di tale adempimento, andando ad individuare due diversi casi: il titolare è incerto circa la necessità della Valutazione (che in inglese viene chiamata “data protection impact assesment”, DPIA) e dunque chiede il consulto del DPO; il titolare è già convinto che la Valutazione sia necessaria e richiede il parere previsto dagli articoli 35 – 39 del GDPR.

Per la verità, in quest’ultimo caso, il DPO non deve sottoporsi al giudizio del titolare e può anzi stabilire che, nello specifico caso, non sia necessaria la DPIA (o che lo sia ma per motivazioni diverse da quelle individuate dal titolare).

Infine, la Circolare è utile anche dal punto di vista pratico: fornisce, infatti, la modulistica con riferimento alla richiesta di parere al DPO, ma anche con riferimento all’effettiva formalizzazione della valutazione di impatto sulla protezione dei dati, con indicazione delle diverse fasi che la contraddistinguono.

Ma quando la Valutazione di impatto sulla protezione dei dati è necessaria ?

Per capirlo, bisogna leggere l’articolo 35 del GDPR, che stabilisce la sua obbligatorietà nei seguenti casi:

una valutazione sistematica e globale di aspetti personali relativi a persone fisiche, basata su un trattamento automatizzato, compresa la profilazione, e sulla quale si fondano decisioni che hanno effetti giuridici o incidono in modo analogo significativamente su dette persone fisiche;

il trattamento, su larga scala, di categorie particolari di dati personali di cui all’articolo 9, paragrafo 1, o di dati relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10;

la sorveglianza sistematica su larga scala di una zona accessibile al pubblico.