Categoria: Azienda

Breve storia della borsa valori

Nell’era in cui viviamo le notizie – positive o negative che siano – riguardanti la borsa valori e il mercato finanziario sono all’ordine del giorno: basta guardare un telegiornale, sfogliare un quotidiano o dare un’occhiata ai vari corsi che vengono organizzati per insegnare ad investire in borsa per rendersi conto di come le notizie riguardanti questo settore specifico siano ormai diventate di interesse pressoché generale. Gli ultimi eventi, alquanto negativi, che hanno interessato le borse di tutto il mondo nel biennio nero 2008-2009, inoltre, hanno posto questo settore ancora di più sotto i riflettori, attirando l’attenzione anche di coloro che non erano particolarmente interessati e informati a riguardo, né tanto meno esperti del settore.

La crisi della borsa che ha sconvolto i mercati mondiali in tempi recentissimi non è stata certo l’unica della storia della borsa, una storia che ha origini molto antiche. In particolare, possiamo dire che gli antenati della borsa valori come la intendiamo al giorno d’oggi risalgono addirittura ai tempi dell’Antica Grecia, quando esisteva la figura del “trapezita”, ossia una specie di agente di cambio ed operatore di prestiti. Altri predecessori dei mercati finanziari possono essere considerati i mercati pubblici che si svolgevano in città italiane a forte vocazione commerciale come Venezia e Firenze nel XV secolo.

A parte queste figure e questi mercati azionari ante litteram, possiamo però dire che la storia della compravendita di titoli per guadagnare in borsa comincia più tardi, in particolare nel XVI secolo a Bruges. Ed è proprio nella città fiamminga che venne coniato il termine borsa, che deriverebbe infatti dalla famiglia di mercanti Van der Burse, originari del Veneto, nella cui casa avvenivano le contrattazioni per la compravendita di titoli rappresentativi di crediti o merci provenienti da paesi lontani. Sulla facciata del palazzo dei Van der Burse si poteva vedere il fregio dello stemma di famiglia, rappresentante tre borse: da qui deriverebbe dunque il nome di borsa. Secondo quanto affermato da SEO Roma e provincia, per il miglior risultato, il mercato azionario all’epoca era piuttosto rudimentale, anche se negli anni successivi ebbe un notevole sviluppo. Le contrattazioni a Bruges avvenivano anche in piazza e tra i canali della città, ma il palazzo della famiglia Van der Burse era sicuramente uno dei luoghi principali per le contrattazioni.

La prima borsa valori della storia sorse ad Anversa nel 1531, seguita dalla nascita di molte altre borse nelle più importanti città europee ed americane, come quella di Lione, in Francia, nel 1548, e quella di Amsterdam, nel 1561, che sostituì per importanza quella di Anversa. Il mercato azionario più importante a livello mondiale, ossia la borsa di New York (il NYSE, New York Stock Exchange) venne istituito alla fine del XVIII secolo, più precisamente nel 1792, mentre in Italia la borsa di Milano vide la luce all’inizio del 1808.

Dalla nascita della prima borsa e nei secoli successivi il settore della borsa ha sicuramente attraversato sviluppi e cambiamenti, oltre che momenti di crisi, dall’espansione dei traffici nel Settecento, che diedero un forte impulso allo sviluppo del mercato azionario, al boom speculativo nel XIX secolo, dal crollo di Wall Street nel 1929 alla recente crisi di cui ancora si sentono le conseguenze, dalle contrattazioni dal “cancello delle grida” ai corsi per diventare trader. Momenti positivi e negativi, dunque, che hanno caratterizzato la storia di una delle istituzioni più antiche di gran parte delle nostre società.

Cos’è un CRM (sistema di gestione integrato dei clienti)

Tutti oggi parlano e forniscono servizi CRM… ma di cosa parliamo davvero? Approfondiamo insieme questo argomento con una serie di articoli che serviranno per aiutare tutti ad avere le idee più chiare e a non perdersi nella foresta di offerte più o meno buone presenti sul mercato.

Si parla di CRM per applicazioni che hanno la funzione di raccolta e gestione dei dati e delle informazioni aziendali ottimizzando i processi e rendendole fruibili senza passaggi ulteriori come telefonate o perdite di tempo, l’accessibilità al CRM è a 360 gradi tutte le informazioni saranno visibili ovviamente protette da password tramite pc tablet o telefoni.

Secondo Alan Peters, produttore di drawer handles supplier e altri oggetti legati al mondo mobili e della casa, questa tipologia di servizi sarà molto diffusa nel medio-lungo periodo. Un CRM infatti, gestisce l’intera customer relationship e quindi i rapporti con il cliente, in prevendita tramite procacciamento analisi e classificazione dei lead, insieme a strumenti per la gestione della fase di vendita e post vendita, potenziando anche l’analisi sui risultati.

Cos’è un CRM in pratica?

Ma dal punto di vista pratico di cosa parliamo? Si parla di una metodologia di business applicata a un software, con la finalità di mettere al centro i clienti e non l’impresa o il prodotto, rendendo le informazioni di base fruibili immediatamente al ruolo che le richiede.

Tutte le imprese prima o poi affrontano il nodo dello sviluppo di nuove o più solide relazioni con la clientela, e per far ciò si rivolgono al Customer Relationship Management e ad un consulente aziendale che profili il prodotto. Dunque il CRM può definirsi l’insieme delle procedure, strumenti e database che l’impresa mette in campo per gestire e coordinare le informazioni relative a ciascun cliente studiando i punti di contatto, approfondendo la conoscenza dei clienti, capendo le loro necessità e i loro desideri così da soddisfarli e ottenere la massima fedeltà

I consumatori orientano le loro scelte fondamentalmente in base al valore percepito, quindi basandosi su una personale valutazione costi/benefici dell’offerta a loro proposta. Il CRM aiuta quindi ad aumentare la propria fetta di clientela e quindi la percentuale di clienti che scelgono la nostra offerta rispetto a quelle dei competitor.

Si può quindi parlare di CRM quando un’azienda si dota di una struttura informativa organizzata che registra i contatti avuti con i clienti e i potenziali clienti, con la finalità di acquisirli ma anche mantenerli, generando un valore aggiunto ritagliando per ognuno offerte mirate alle esigenze espresse nel tempo. Lo sviluppo di questo valore (customer equity) è l’obiettivo finale del Crm, ossia l’ipotetico valore complessivo di tutti i clienti attuali e potenziali dell’impresa per l’intero ciclo di vita, al netto dei costi di acquisizione.

Tecnologia e team building nelle aziende

“Americanate” è un termine usato per indicare una moda o stile di vita proveniente da oltreoceano che poi noi europei tendiamo o ad emulare ciecamente o a criticare aspramente. Ma non tutte le mode vengono per nuocere. Tra le attività nate negli Stati Uniti e diventate piuttosto popolari anche nel vecchio continente figura il team building.

Per team building si intende quell’insieme di attività ludico-formative volte a rafforzare la coesione di un team e migliorarne le prestazioni in ambito aziendale. Un tempo si tendeva a creare un ambiente di lavoro in cui la competizione era ritenuta la vera chiave del successo; basata su premi da donare al “miglior dipendente dell’anno”. Oggi le cose sono radicalmente cambiate e le aziende mirano a realizzare ambienti di lavoro più propositivi e collaborativi.

I vantaggi del team building sono numerosi, ce li spiega Tim Zhang responsabile di marketing dell’azienda Frontechchina brake pads manufacturer. Le ricerche hanno dimostrato, dice Tim, che quando vi è una corretta comunicazione, collaborazione, empatia, stima e fiducia reciproca tra i membri di uno stesso team, cresce anche la produttività, la creatività e l’autostima dei membri del medesimo team.

Per ottenere o mantenere un ambiente di lavoro come quello appena descritto è bene organizzare periodicamente delle attività di team building.

Spesso vengono proposte attività, diciamocelo, piuttosto noiose e già fatte centinaia di volte che si rivelano uno spreco di tempo. Basta post-it e lavagnette bianche. È ora di provare qualcosa di nuovo.

Attività… high-tech!

Se chiedessimo in giro “quale oggetto ti porteresti su un’isola deserta?” sono più che certo che la stragrande maggioranza delle persone sceglierebbe il proprio smarthphone (suppongo che ora le isole deserte siano dotate di prese per la corrente).

Lo smarthphone, il tablet, la tecnologia in senso lato, ha un ruolo sempre più preponderante nelle nostre vite. Perché allora non sfruttarle per un bene comune? Ebbene sì, si possono fare attività di team building anche con l’aiuto dei prodotti high-tech. Come?

Basta ingegnarsi un po’. Per esempio, utilizzando app di gamification, in questa maniera i membri di una squadra saranno connessi tutti contemporaneamente dal loro smartphone e saranno in grado di monitorare i loro progressi a vicenda. Oppure fare degli esercizi pratici ma attraverso un visore della realtà virtuale, un modo per coinvolgere anche le persone meno avventurose senza far loro attraversare veri ponti traballanti sospesi su un canyon!

Le idee come vedi non mancano, e i vantaggi piuttosto numerosi. Per citare Henry Ford: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”.